Siena - Vista del Duomo La polvere ocra che si solleva al passaggio dei cavalli montati a pelo, lo strepito sordi di briglie sbattute, l’incitamento della folla stretta del grande Campo a forma di conchiglia: questa è la Siena che viene consegnata dai media all’immaginario collettivo. La Siena del palio, innanzi tutto, e poi la Siena rinascimentale dell’arte, fatta di Chiese, cattedrali, opere scultoree, pittura. Sotto questo strato giustamente celebrato giace un’altra Siena, misterica, magica, miracolistica, che questo itinerario cerca di riscoprire e di riproporre.

La scoperta della Siena insolita parte dal Duomo di Santa Maria Assunta. L’imponente edificio gotico occupa la sommità dell’altura più meridionale delle tre che compongono l’abitato. È il massimo monumento cittadino e una delle principali realizzazioni gotiche d’Italia. Fu iniziato attorno alla metà del XII secolo e la sua costruzione si protrasse per i successivi due secoli, sotto l’amministrazione dei monaci di San Galgano. Qualsiasi guida sarà esauriente nello spiegare i contenuti artistici e architettonici del Duomo, qui si vuole invece spostare l’attenzione verso alcuni aspetti meno noti.

Il pavimento del Duomo è ricoperto da una distesa di 56 quadri con rappresentazioni a graffito o a tarsia che compongono un’originalissima storia figurata. A quest’opera hanno lavorato oltre quaranta artisti diversi nell’arco di due secoli, dal 1369 al 1547. Il primo grande riquadro rappresenta un venerando personaggio con un alto copricapo e i fianchi coperti da una cinta che consegna con la mano destra un volume a un altro personaggio di età matura che reca un turbante. Dietro a quest’ultimo è rappresentato un terzo uomo dall’aspetto giovanile. Il personaggio centrale tocca con la mano sinistra una lapide sorretta da due sfingi. Un cartiglio sottostante reca l’iscrizione: Hermes Mercurius Trismegistus / Contemporaneus Moyse (Ermete Mercurio Trismegisto – contemporaneo di Mosè). Il mito di Ermete si identifica con il nume egizio Toth, inventore della scrittura, signore del sapere e padre dell’alchimia. Probabilmente l’opera vuole esprimere la sostanziale continuità sapienziale della Tradizione, presente tanto nelle filosofie antiche quanto nel nucleo della teologia cristiana. Si possono riconoscere in questa rappresentazione svariati elementi iniziatici: brani tratti da libri del Corpo Ermetico, associazioni di colori proprie dell’alchimia – sono presenti il nero dello sfondo (nigredo), il bianco del giovane in disparte (albedo), il rosso presente in un elemento del secondo personaggio (rubedo).

Un’altra tarsia del pavimento raffigura la Ruota della Fortuna: una ruota a otto bracci dominata da un immobile imperatore in trono e tre personaggi che salgono e scendono sulla ruota stessa. Agli angoli del riquadro quattro uomini reggono cartigli con motti latini sul tema della fortuna. Questa rappresentazione è lo stesso soggetto rappresentato nel decimo arcano maggiore dei Tarocchi. È questo un elemento rafforzativo della presenza nel Duomo della figura di Ermete, in quanto coincidente col dio Toth inventore dei Tarocchi. L’intero intarsio del pavimento è comunque spettacolare e curioso, tuttavia viene parzialmente coperto da tavole di legno che vengono rimosse solamente nei giorni attorno alla ricorrenza dell’Assunta.

Siena - Pavimento del Duomo Tra la navata sinistra e il transetto si può accedere alla Cappella di San Giovanni Battista. La cappella, opera rinascimentale di Sallustio Barili, è chiusa da una cancellata in ferro battuto a due ante. Ogni anta mostra una grande stella polare raggiata a otto punte. A Santa Maria Assunta è visibile, infine, un Quadrato Magico del SATOR. Si trova inciso in una piccola pietra incassata a circa due metri da terra nella parete esterna del Duomo, sul fianco sinistro, di fronte al Palazzo Arcivescovile.

Risalendo verso la Fonte Branda, presso la mezzaria delle mura occidentali, si può far visita al Santuario-Casa di Santa Caterina da Siena, la Basilica di San Domenico. La chiesa è un’imponente costruzione in stile gotico, eretta dai Domenicani tra il 1226 e il 1465; la grandiosa parte absidale rivela il carattere cistercense dell’edificio. Nella parete destra dell’unica vasta navata, dopo il secondo altare, si apre la cappella dedicata alla Santa. In un tabernacolo marmoreo è esposta la testa, incorrotta.

Risalendo verso Nord si raggiunge la Basilica di San Francesco. Iniziata nel 1326 ingrandendo una chiesetta preesistente, fu terminata nel 1475. La chiesa ha il titolo di Santuario delle Sacre Particole. Essa ospita infatti il “Miracolo Eucaristico Permanente” che consiste nella conservazione prodigiosa di 223 fragili ostie consacrate che rimangono incorrotte da secoli contro qualsiasi legge fisica e chimica. Le particole facevano parte di quelle consacrate il 14 agosto 1730 presso la Basilica e trafugate nottetempo da ignoti ladri interessati alla coppa d’argento che le custodiva. Diligenti ricerche svolte dall’autorità religiosa e da quella civile rintracciarono la crocetta della pisside e conopeo. Per recuperare le ostie l’arcivescovo ordinò pubbliche preghiere. Le particole furono ritrovate la mattina successiva in una cassetta presso la vicina chiesetta di Santa Maria in Provenzano. Con una processione solenne queste furono riportate in San Francesco e mai consumate. Tuttavia negli anni successivi ci si accorse che le ostie non subivano alcuna alterazione. Furono sottoposte varie volte a studi scientifici che confermarono la freschezza e l’integrità delle stesso, che perdura tuttora.

Risalendo fino alo sperone settentrionale delle antiche mura, non lontano da Porta Camollia, si raggiunge il Santuario della Madonna di Fontegiusta. Eretta nel 1482-84, ha una facciata che presenta forme rinascimentali e un singolare interno. Sopra la porta di ingresso della chiesa si può vedere ancora un grande elemento osseo, forse la scapola di un cetaceo, insieme ad alcune armi. Questi oggetti potrebbero datarsi alla fine del XV Secolo, secondo la tradizione dono di Cristoforo Colombo quali ex-voto per il ritorno dal suo viaggio.

Un fatto certamente insolito relativo a Siena è di non essere attraversata da alcun fiume e nonostante questo essere ricca di fontane e zampilli. La presenza d’acqua a Siena è legata all’esistenza dei Bottini, una rete di acquedotti sotterranei che costituisce un labirinto di 25 chilometri e che alimenta tutte numerose scaturigini della città. Bottino deriva da buctinus, termine usato per la prima volta nel 1226 che indicava la particolare volta "a botte" di queste gallerie. Esse hanno un'altezza di 1.80 metri circa e una larghezza di 0.90 metri. L'acquedotto è stato creato, scavando dal XII al XV secolo, per ovviare la carenza d'acqua e durante i lavori è stato inglobato anche un tratto chiamato la Fontanella, di origine etrusca. All’origine dell’acquedotto sta una leggenda che vuole che il sottosuolo di Siena sia percorso da un fiume sotterraneo detto la Diana. Tale fiume fu cercato più volte nei secoli senza mai essere però trovato ma i senesi continuarono a credere alla sua esistenza fino a pochi decenni fa. A conferma di questo ancor oggi in alcune parti della città si può udire, quando c'è silenzio, il rumore dello scorrere dell'acqua, tipico di un grande fiume.

Ma tornando ai Bottini, è oggi possibile percorrere a piedi questi cunicoli dove l’acqua piovana, raccolta nel gorello - un piccolo canale intagliato nel camminamento - scorre fino a raggiungere le fonti. I rami principali dei “Bottini” sono due e trovano sviluppo su due diversi livelli: quello maestro di Fontebranda (7,5 km), che da Fontebecci e dal ramo di Chiarenna (zona nord di Siena) porta acqua a Fontebranda e scorre a notevole profondità e quello maestro di Fonte Gaia, più lungo (15,7 km) e superficiale, che alimenta la fonte di Piazza del Campo ed altre poste ad altitudini minori. Le visite sono disponibili in primavera e in autunno, ma la possibilità dell'escursione dipende dal livello d'acqua dei cunicoli. Tuttavia l’accesso non è libero, per poter far visita ai percorsi sotterranei dei Bottini occorre rivolgersi al Comune o all’associazione “La Diana”.


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