Panorama della Val d'Elsa È difficile individuare nel territorio italiano una regione che meglio ha saputo preservare i segni, le vestigia e l’eredità del suo rilevante passato meglio dello spazio che si sviluppa poco lontano da Siena, in quel lembo che si estende dalla valle tracciata dal fiume Elsa fino ai rilievi delle Colline Metallifere, costellato com’è di piccoli borghi ancor oggi stretti nelle loro cerchie di mura, sui quali svettano torrioni ed entro i quali si diramano carrugi e vicoli acciottolati sui quali si affacciano case in stile rinascimentale. Qui il Medioevo pare essere ancora il presente e le stesse sensazioni che dovettero vivere i pellegrini che raggiungevano queste terre percorrendo l’antica Via Francigena sono quelle che vengono provate dai turisti odierni. Qui si riscontrano le tracce della presenza dei monaci cistercensi, dei Cavalieri Templari con le loro magioni, di trovatori e menestrelli che qui raccoglievano notizie per colorare le loro storie. È la Val d’Elsa, rimasta esclusa dalle direttrici autostradali e quindi riparata, appartata e restituita intatta al presente, carica di storia e di arte, ma anche di misteri, segreti, leggende e miti.

L’itinerario prende le mosse per questo viaggio a ritroso partendo da San Gimignano, porta ideale di tale percorso. Disteso sul somme di un colle, si offre alla vista con l’imponenza del suo profilo costituito da svettanti tori. Oggi se ne contano diciassette, tuttavia in passato erano molte di più e alcune di esse, capitozzate, sono rimaste inglobate in alcuni edifici cittadini. Cinta dalle su mura originarie, nella parte superiore del borgo ospita due piazze principali, quella della Cisterna che è un triangolo contornato da edifici e quella del Duomo dove si concentra tutto il potere con il palazzo del Comune e appunto il Duomo. Notevoli sono le torri, tra le quali spiccano la Collegiata, la Torre Grossa, la più alta, che appartiene al Palazzo del Popolo, sede comunale che conserva la sala di Dante,dove il poeta venne a fare ambasceria nel ‘300. Altro monumento significativo è la medicea rocca di Montestaffoli, una specie di fortezza pianta a forma pentagonale con torrette agli angoli e collegamenti che la univano alle mura cittadine. Attraversata com’era dalla Via Francigena, San Gimignano fu sede templare. Oggi una testimonianza della presenza di questi monaci-guerrieri si riscontra nella chiesetta di San Jacopo, di modeste dimensioni e di forma romanica.

Da San Gimignano si procede immersi nella placida e verdeggiante campagna della Val d’Elsa, tra campi coltivati, sporadici casali e macchie di bosco fino a raggiungere Poggibonsi, antico borgo collocato in posizione strategica lungo la via Francigena. Proprio in ragione della sua collocazione i Templari insediarono una loro magione presso il così chiamato Castello della Magione, passato poi ai Giovanniti. La visita di Poggibonsi può cominciare dalla suggestiva Fonte delle Fate, una grande fontana a sei arcate a doppia ogiva progettata da Balugano da Crema in stile senese e costruita attorno al duecento in prezioso filaretto di travertino senese. Si possono poi ammirare il Palazzo Comunale del Guidi, il Palazzo Pretorio affiancato dalla Torre del Podestà, la collegiata di Santa Maria Assunta e la Chiesa di San Lorenzo. Infine merita una visita l’incompiuto Poggio Imperiale e una lunga sosta a San Lucchese, un complesso monastico che fu dei Camaldolesi, poi ceduto ai francescani che ha una chiesa a capanna preceduta da un portichetto di assoluta armonia che custodisce tra l’altro opere di Bartolo di Fredi, di Cennino Cennini e di Memmo di Filippuccio.

Poco lontano dal centro cittadino, isolato sul sommo di un colle che fronteggia il Poggio Imperiale, si incontra il Castello di Strozzavolpe. il Maniero compare per la prima volta in un documento del 1154 con il nome di Scoriavolpe e il suo primo proprietario fu Guido Guerra, membro dei conti Guidi. Oggi il castello conserva il perimetro delle mura e vi si accede attraverso un ponte levatoio collegato al portone d’ingresso, posato sotto un’alta e caratteristica torre merlata. Vuole la leggenda che attorno al castello si aggirasse una volpe che faceva fiamme dalla bocca. Il signore del maniero riuscì nell’impresa di catturarla ma il mago di corte lo mise in guardia informandolo che il castello sarebbe durato quanto il corpo della volpe. Il signore allora riempì il corpo dell’animale di oro fuso e lo nascose in un luogo segreto nel castello, ponendone a guardia tre cavalieri a vita, al fine di scongiurare la profezia. Si dice che nelle notti di luna piena sia possibile scorgere lo spettro della vo9lpe aggirarsi attorno alle mura. Pare inoltre che nel 1870, durante i lavori di restauro, una mattina un operaio non si presentò al lavoro. Si scoprì, controllando dove aveva lavorato, che un merlo della cinta era stato murato di fresco. Rimossa la copertura si rinvenne un’urna con all’interno un orcio vuoto e una pergamena coi riferimenti del tesoro. Forse fuggito con il ricco bottino, dell’operaio e della sua famiglia non si ebbe più notizia. Il castello sarebbe poi abitato da numerosi fantasmi, primo tra tutti quello di Cassandra Franceschi, la bella sposa di ser Giannozzo da Cepparello che, sorpresa la moglie ad amoreggiare con un servo, venne con questi murata viva dal marito. Il supo spettro si aggirerebbe per le stanze del castello e si potrebbero udire i suoi lamenti nella “camera rossa”, dov’ella consumò il suo peccato. Inoltre, nell’ala detta “casa delle monache e dei frati”, che dava ospitalità ai religiosi di passaggio, si assisterebbe allo sbattere di porte e finestre, si udirebbero voci, urla e rumori di catene.

il castello di Strozzavolpe Lasciato il castello si muove verso il cuore della Val d’Elsa e si raggiunge Colle Val d'Elsa. Il borgo è arroccato, nella sua parte più antica, su di un alto poggio e le strette vallette che la contornano ne tripartiscono il tessuto urbano diviso anticamente in “Piano”, “Borgo” e “Castello ” oggi semplificati in Colle bassa e Colle alta. Irrinunciabile è la visita al palazzo dei Priori che ospita il Museo civico e di arte sacra. Merita la visita anche il Museo Ranuccio Bianchi Bandinelli, la cui collezione vanta oggetti unici come i reperti della raccolta Terrosi e le rarissime “kelebai” volterrane. La visita a piedi del Borgo racconta ancor oggi della industrializzazione medievale della cittadina. Altro gioiello è il Duomo, mentre sono senza dubbio notevoli la casa torre alla fine di via del Castello, l’ex Conservatorio di San Pietro progettato dal Vasari, il Palazzo Campana, che di fatto chiude la sommità di “Castello”, Il Teatro dei Varii, il Convento di San Francesco e la via delle Volte, un camminamento di cento metri che racconta una fotografia medievale del Castello. Innumerevoli sono poi le opere d’arte che custodisce Colle Val d’Elsa, a cominciare da quelle di Cennino Cennini.

Lasciato Colle e procedendo in direzione di Siena si incontra un’altra maestosa città fortificata, testimone intatta del Medioevo sensese: si tratta di Monteriggioni, che con la sua cinta ellittica di mura appare come una corona posta sul sommo di un poggio. Il colpo d’occhio è lo stesso che impressionò Dante Alighieri per il perfetto stato di conservazione della sua cerchia muraria intervallata da quattordici possenti torri. Il borgo è immerso in un panorama fatto di ulivi e vigneti, assumendo così un aspetto di isolamento ancor più pittoresco. Il cuore dell’abitato è la grande piazza Roma sulla quale si affacciano la pieve romanica, il museo delle armature medievali e altri edifici. Nel museo delle armi è possibile ammirare le armature dei Cavalieri Templari, che difendevano le strade percorse dai pellegrini diretti a Roma seguendo la via Francigena, che lambiva Monteriggioni. merita infine una visita la pieve di Monteriggioni, intitolata a Santa Maria Assunta.

A questo punto l’itinerario abbandona la Val d’Elsa e procede in direzione delle Colline Metallifere, addentrandosi nella vicina Val di Merse, in un territorio riservato e boscoso permeato da una luce intina e soffusa. È in un simile contesto che si incontra, a Sovicille, la bella Villa di Cetinale, con la sua enigmatica Tebaide. La villa fu realizzata per volere del cardinale Fabio Chigi su disegno di Carlo Fontana nel 1680 e costituiva uno straordinario apparato di giochi d’acqua, scalee, finte rovine e scenografie d’effetto fantastico. In epoca barocca raggiunse fama internazionale e rappresentava una tappa obbligata degli itinerari curiosi e colti dell’epoca. Il più misterioso settore del parco di pertinenza della villa era la Tebaide, una strana collina tutta traforata e immersa in una lussureggiante vegetazione che doveva essere percorsa seguendo un itinerario mistico; dalle sue cavità emergevano improvvisamente con effetti sorprendenti ed emozionanti figure di asceti, eremiti e anacoreti. Il nome della collina derivava da un’antica regione dell’Alto Egitto che aveva per capitale la città di Tebe e che fu celebre centro di anacoretismo nei primi secoli del cristianesimo. Anche il borgo di Sovicille serba qualche sorpresa: presso la pieve romanica di San Giovanni Battista sono visibili singolari simboli di ignoto significato, in particolare si nota una figura umana con la luna e con un coccodrillo.

Proseguendo in direzione sud si arriva al piccolo borgo di Chiusdino, che si rivela in magnifica posizione, affacciato sulla Valle della Merse e sulle Colline Metallifere tra boschi e pascoli. Chiusdino è noto per aver dato i natali alla singolare figura di eremita di San Galgano e per la bella abbazia cistercense a lui intitolata. Nel paese si trovano la chiesa di San Martino detta “fuori le mura”, la Prepositura di San Michele, attigua alla Casa natale di San Galgano, e la chiesa della Compagnia di San Galgano con un interessante bassorilievo raffigurante San Galgano che conficca la spada nella roccia. Più in basso sorgono l’abbazia cistercense di San Galgano e l’eremo di Monte Siepi. L’abbazia, oggi scoperchiata e in rovina, è uno dei massimi esempi di arte cistercense in Italia mentre l’eremo, in stile romanico senese, sorge laddove il Santo, dopo la sua conversione, trovò riparo conficcando la sua spada nella roccia del colle in segno di abbandono delle armi e di venerazione della croce di Cristo. Oggi la spada è tuttora visibile e molti ritengono che possa avere ispirato la leggenda della “Spada nella Roccia” di re Artù e della Tavola Rotonda. Le storie di re Artù trovarono infatti diffusione proprio nel XII Secolo e, come ulteriore conferma di questa teoria, uno dei cavalieri della Tavola Rotonda si chiamava appunto Galvan, o Galvano, , il che ricorda il nome del Santo di Chiusdino.

Si chiude così, in un luogo mistico e permeato di suggestioni medievali, un itinerario che riscopre e consente di rivivere l’atmosfera e la bellezza che contraddistinse l’Età di Mezzo, oggi sempre più rivalutata come epoca feconda di passioni umani, di cultura e di spiritualità, oltre che di leggende e misteri di indubbio fascino.

Commenti   

#1 Mauro 2017-01-24 18:56
Buonasera,
mi sapete dire se ci sono percorsi segnati tra un paese e l'altro? L'itinerario è percorribile interamente a piedi?
Grazie mille!
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