La Roccia dell'ElefanteLa presenza templare in Sardegna è un fatto storico accertato, del resto l’Ordine si insediò capillarmente in tutta Europa, anche nelle lande meno abitate, e negli stati latini d'oltremare, come la Sardegna, che costituiva peraltro un passaggio quasi obbligato tra la Terrasanta e le terre di Spagna e Francia. Storicamente i Templari arrivarono in Sardegna attraverso il giudicato d'Arborea, per tramite della famiglia dei Cervera-Bass e i suoi parenti. Tra i maggiori esperti dell'Ordine dei Templari in Sardegna va ricordato don Francesco Tamponi, segretario della Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici, che ha trovato interessanti richiami templari nell'Anglona, e attorno al cui lavoro pochi anni fa si è acceso un vivo interesse. Questo itinerario si sovrappone alla Via dei Templari che si sviluppa proprio in Anglona, lungo la valle del Solio.

Si parte però dalla costa, presso l’abitato di Castelsardo, che si colloca in una posizione caratteristica su un alto promontorio roccioso a picco sul mare e affacciato sul golfo dell’Asinara. Dominato dalla rude sagoma della Rocca, il paese è suddiviso in due nuclei ben distinti: Sa Pianedda, l’area pianeggiante ai piedi della rupe, e Su Casteddu, l’antico borgo aggrappato al costone roccioso che ha conservato intatto il caratteristico aspetto medievale. La Rocca doriana ospita il Civico Museo dell’Intreccio Mediterraneo,mentre su uno slargo della città alta si erge l’antica chiesa di santa Maria, insolitamente priva di facciata, che mescola in un inconsueto intreccio forme medievali e seicentesche. Al suo interno è custodito su Cristu Nieddu, il Cristo Nero, tra i più antichi dell’intera Sardegna. Di notevole interesse è infine la famosa “ancona” della Cattedrale, opera di un ignoto artista della fine del Quattrocento, detto il Maesto di Castelsardo, che riprende le esperienze dell’arte italiana e aragonese dell’epoca.

Spostandosi verso l’interno, in direzione Sud, si raggiunge Tergu, piccolo borgo in cui sorge la chiesa di nostra Signora di Tergu, risalente al XIII secolo e appartenente a quello che n tempo era il più importante monastero benedettino dell’intera isola. La chiesa rappresenta la prima possibile traccia una probabile presenza templare nel territorio e si collocherebbe in quello che don Tamponi avrebbe identificato come un autentico percorso iniziatico che sarebbe partito proprio da questa chiesa e si sarebbe diramato per quindici monasteri . Nostra Signora di Tergu sorge su un tempio protosardo su cui si sovrappose un tempio romano e infine un monastero, quasi ad indicare la costanza nei secoli a riconoscere una sacralità del luogo. La costruzione, in conci di tracheite rossastra alternati a calcare bianco, presenta svariati elementi curiosi: le colonnine della galleria superiore sono due lisce e due a 'dente di sega' '; il rosone inscrive una croce vagamente riconducibile ad un Nodo di Salomone, mentre tutta la parte superiore è invasa da simboli che richiamano un Centro Sacro; sull'archivolto che conduce al sagrato si rileva un simbolismo molto arcaico, forse recuperato da elementi costruttivi precedenti. All’interno, nel piccolo transetto, a destra, si nota un altare che rimanda alla Biblica Arca dell'Alleanza, con i due cherubini che vegliano su di essa.

Risalendo verso Castelsardo per poi seguire verso Sédini si incontra, lungo la statale 134, il Nuraghe Paddaggiu, dalla tipica sagoma a cono tronco e dal colore bruno. Di fronte ad esso sorge la famosa Roccia dell’Elefante, un macigno di circa dieci metri che l’erosione del vento ha scolpito conferendo ad esso una forma che richiama il profilo del pachiderma. La roccia è intarsiata di domus de janas piuttosto piccole, mentre nella parte inferiore si apre la Grotta dell’Elefante, forse destinata ad ospitare il mausoleo di un personaggio illustre. Al suo interno sono visibili le tradizionali teste di toro, per quanto stilizzate. Sono inoltre presenti motivi architettonici quali il pilastro, il capitello e la lesena. Proseguendo lungo la statale verso l’entroterra si attraversa una zona rocciosa e cespugliosa che conduce a Sedini, che conserva lungo la via principale una singolare domus de janas ricavata in un’imponente blocco calcareo, i cui vani, disposto su diversi piani, sono stati riutilizzati dal medioevo fino all’Ottocento come abitazioni e prigioni. Oltre alla presenza di svariati dolmen e tombe di giganti, nei dintorni di Sédini sorgono due interessanti edifici legati alla presenza templare in Anglona. La prima è la chiesa romanica di San Nicola in Solio, chiamata più comunemente San Nicola di Silanis o Silanos. Si erge nell’area occupata dall'antico villaggio di Speluncas, abbandonato nel diciassettesimo secolo a causa della peste, nella valle di Silanos, ed era ritenuta una delle creazioni più belle dello stile romanico in Sardegna. Oggi si trova in stato di rovina e invasa dalla vegetazione ma conserva ancora i tratti architettonici lucchesi con influenze lombarde. Pare che sia stato il Giudice Costantino I di Torres a volerne l'edificazione per custodirvi 'un segreto' e che le sue geometrie rimandino a precisi aspetti numerici. Secondo don Tamponi San Nicola di Silanis si trova al centro dell'intersezione dei due 'bracci di “quell’itinerario esoterico, riservato a pochi iniziati, attraverso cinque chiese dell’Anglona disposte a formare una mappa a croce latina". Sempre a Sédini è visitabile anche la chiesa romanica di San Pancrazio di Nursi, sulla cima di un colle, ed è quello che resta dell'antica struttura monasteriale cassinese di Nursi. Don Tamponi informa che preso questo edificio si rilevano svariate stranezze, quali la presenza di feritoie, l’esistenza di un camino, una piccola porta, sollevata dal piano di calpestio per sferrare controffensive e una scala d'accesso verso un altro ambiente areato al secondo piano. Inoltre recenti restauri hanno portato alla luce una croce 'patente' pavimentale e macabri di crani ed ossa, appartenenti a donne e bambini.

Poco lontano da Sédini si incontra Bulzi, altro minuscolo borgo sardo che si colloca in questo itinerario templare per la presenza della particolare chiesa di San Pietro delle Immagini, di forme romaniche, eretta nella prima metà dell’XI secolo come chiesa abbaziale di un monastero benedettino. Anche qui gli elementi misteriosi non mancano: sull’architrave del portale d’ingresso è inserito un primitivo bassorilievo raffigurante esseri antropomorfi, mentre all’interno il calcolo dei volumi, la matematica delle luci, l'orientamento astronomico rendono l'aula liturgica una perfetta macchina del tempo per il trionfo delle ore solari e delle suggestioni lunari. Inoltre scavi condotti nell’area circostante hanno attestato la presenza una chiesa precedente, identificata con quella di San Pietro di Nurchi. Sono stati inoltre ritrovati reperti di epoca romana e questo induce a ritenere che si trattasse di un'area sacra pagana, probabilmente venne riutilizzata anche in epoca bizantina. La Chiesa di San Pietro delle Immagini costituirebbe la parte terminale di una croce virtuale, collocata in fondo al braccio 'lungo', di un percorso 'iniziatico' situato al centro dell'Anglona. L’altare della chiesa è costituito da un tronco pietrificato proveniente dalla vicina foresta fossile di Matris. In questa zona infatti si può osservare il fenomeno delle foreste pietrificate. Proseguendo l’itinerario si raggiunge Pèrfugas, piccolo centro agricolo che conserva antiche tracce di insediamenti umani. Di possibile rimando templare è la Chiesa di San Giorgio, che presenta forme gotico-catalane e risale al XV secolo. La facciata è caratterizzata da un fregio ad archetti trilobati, un bel rosone a raggiera e un portale con colonnine laterali sormontate dalle statue dei Santi Pietro e Paolo e di San Giorgio e il drago.

L'interno, a unica navata, è coperto da una volta ad archi gotici impostati su peducci finemente scolpiti ad elementi floreali e zoomorfi di pregevole fattura. L'ampio presbiterio era completato dal "Retablo di San Giorgio", ora custodito nella parrocchiale. Negli immediati pressi della chiesa si può ammirare il Nuraghe di San Giorgio, dall’interno a doppia cella. Altri nuraghi meritori di attenzione sono il Nuraghe Sas Ladas, incompiuto, e il Nuraghe S’Aldiola, realizzato in due tempi differenti. Notevole è anche il Pozzo Sacro di Predio Capolo, con struttura a tholos e chiuso da un piccolo recinto. Nelle vicinanze di Pérfugas si incontra Laerru, caratteristica borgata da cui si può raggiungere il monte Ultana, che offre una vista sulle profonde e piccole valli sottostanti, fino alle chiese pocanzi visitate di San Pietro delle Immagini, San Nicola di Silanis e San Pancrazio. La zona di Laerru ospita inoltre espressioni del fenomeno delle Foreste Pietrificate. Gli alberi, sommersi in età preistorica da un lago formatosi in seguito a una frana e poi prosciugatosi, presentano i fusti fossilizzati: un eloquente esempio dello spettacolo inquietante che ci può offrire lo sconvolgimento sovrannaturale delle forze che sovrastano l'essere umano.

Commenti   

#1 mario 2016-09-22 09:07
L'itinerario potrebbe continuare oltre pasando per Martis nella bella chiesa di San Pantaleone,la citazione più antica della chiesa è in un documento dell'ex-Archivio Vaticano, datato 27 aprile 1440, in cui viene menzionato Gavino vescovo d'Ampurias, già canonico della cattedrale ampuriese e della prebenda "Sancti Panthaleonis ville Martis ". Si continua per Chiaramonti nella bellissima chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena de Orria Pitzinna. Il giudice di Torres Costantino I° fa arrivare in Sardegna l’ordine dei frati Camaldolensi nel 1112. Si ha notizia che nel 1205 la nobildonna Maria De Thori fa donazione delle chiese di Santa Maria Maddalena e di Santa Giusta, che fanno capo alla villa di “Orria Pithinna”. Per finire sempre in agro di Chiaramonti per un chilometro più a monte nella chiesa dedicata a Santa Giusta de s'Abba dove, chi lo sa di preciso, nel muro interno dove c'è l'ingresso sono murati i teschi di quattro persone: Templari?
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