Bosa attraversata dal fiume Temo Celebrata e apprezzata meta estiva nota per la sua acqua cristallina, le baie nascoste e le spiagge bianche, la Sardegna è un'isola meravigliosa e segreta che serba molto di più. Se si penetra all'interno si scopre un paesaggio prevalentemente montuoso e collinare, cosparso di sughereti, boschi d'ulivo, fiumi tumultuosi e laghi, che custodisce le tracce di un'antica civiltà unica in tutto il mediterraneo e certamente tra le più antiche. Una civiltà  remota e misteriosa che realizzò tombe, costruzioni e manufatti senza eguali, le cui origini e il cui sviluppo sono ancora oggetto di studio e rappresentano un autentico mistero archeologico: si tratta della civiltà  nuragica. Il presente itinerario si sviluppa nel lembo meridionale dell'antica regione del Logudoro, vasto territorio della Sardegna centro settentrionale, muovendo dalla costa verso l'interno in un'area ricca di testimonianze che rimandano a quella remota civiltà, consentendo al viaggiatore di afferrarne i tratti salienti e la matrice culturale di cui doveva essere portatrice.

Si parte da Bosa, antico borgo di origine fenicia che si sviluppa lungo il fiume Temo e sale solo dalla parte dell'antico castello dei Malaspina, in una teoria di viottoli acciottolati e case di antica fattura medievale che ne fanno da corona. Bosa è legato al mare e al contempo al fiume, l'unico navigabile in tutta la Sardegna, che dovette offrire agli antichi navigatori un approdo più sicuro nella sua foce interna che garantiva un riparo da mareggiate e dal vento di maestrale. Dominata dalle variazioni del rosa, Bosa dispone di un tessuto urbano che conserva le tracce della sua lunga storia. Il borgo medievale si sviluppa lungo le linee di livello della collina su cui sorge il castello di Serravalle, o dei Malaspina, antico maniero preso il quale tuttora si aggira tra le sue mura il fantasma della marchesa Malaspina alla ricerca di pace e serenità. La città moderna si allunga in asse con l'andamento del fiume seguendo la linea disegnata da corso Vittorio Emanuele, tra eleganti palazzi del Settecento e dell'Ottocento. Sull'altra riva si allineano i capannoni delle antiche concerie che costituirono il quartiere di sas Conzas e che rappresentarono il primitivo sviluppo industriale della città. Bella anche l'antica Cattedrale di Bosa, intitolata alla Vergine Immacolata, costituita da un'ampia navata a botte in cui si aprono quattro cappelle sul lato sinistro e tre sul destro, mentre l'ampio presbiterio rialzato è coperto da una cupola con tamburo ottagonale.

Spingendosi nell'immediato entroterra appena dopo Bosa il paesaggio, dominato dal fiume, è caratterizzato dalla presenza di uliveti che ricoprono i versanti collinari che costeggiano entrambe le sponde del Temo. La valle è circondata da rilievi montuosi di origine vulcanica. Raggiunta Suni si potrà ammirare il primo interessante nuraghe, lungo la strada che conduce a Padria: si tratta del Nuraghe Nuraddeo, che si rivelerà diverso da tutti quelli che verranno incontrati in seguito. Formato da un'alta torre centrale in perfetto stato di conservazione e da tre torri unite da un bastione, oggi non molto ben conservate, si sviluppa su due piani, entrambi integri e ciascuno con copertura a tholos. La su particolarità sta nel fatto che la parte inferiore della torre centrale è, come di norma, troncoconica, mentre nell'ultimo tratto la muratura assume un andamento rettilineo. Questo caratteristica architettonica, che qui si può osservare grazie all'eccezionale stato di conservazione della torre centrale, era presente probabilmente in molti altri nuraghi. Nell'area circostante sono presenti anche i resti di un villaggio nuragico.

L'itinerario prosegue spingendosi fino a Macomèr, importante centro archeologico arroccato sul margine dell'altopiano della Campeda e posto a dominio di una splendida zona. Il centro storico conserva diverse abitazioni di epoca aragonese e spagnola e presenta la bella Chiesa di San Pantaleo. Tuttavia il principale interesse della cittadina sta nella presenza di un'area archeologica di primaria importanza. Il primo nuraghe che si incontra, splendido e inconsueto, è quello che si erge prima del sottopassaggio ferroviario. Si tratta di un monumento composto da una slanciata torre in pietra basaltica nerastra rivestita da licheni rosseggianti. Tuttavia è il Nuraghe di Santa Barbara il più interessante dell'area e certamente uno dei più belli della Sardegna. Situato poco a nord del paese, appartiene al tipo polilobato composto da quattro torri angolari di difesa, con ambienti interni di notevole interesse, mentre il maestoso torrione centrale possiede una grande finestra ritagliata nella pietra, creando un effetto insolito.

A un paio di chilometri dal centro abitato sorge la necropoli di Filigosa, ubicata ai piedi dell'omonima collina, sulla cui cima è collocato il nuraghe Ruju, monotorre in parte crollato, mentre a circa 7 chilometri a sud-ovest si sviluppa la zona archeologica di Tamuli, consistente di un dolmen, due tombe di giganti e un nuraghe complesso, formato da un mastio centrale e un bastione e due torri minori. Attorno ad esso giacciono i resti di un villaggio di capanne. In questa zona si trovano le suggestive Sas Perdas Narmuradas de Tamuli, sei pietrefitte incise che richiamano alla contrapposizione tra i due sessi. Ancora, a nord dell’abitato si nota il Nuradu, mentre a est, dalla strada per Bortigali, si vede lo svettate Nuraghe Tintiriolos, il Ponte, Il Berre e altri ancora.

La necropoli di Filigosa Proseguendo si può muovere in direzione di Birori, piccolo centro che sorge alle falde della montagna del Marghine, che si staglia sull'orizzonte, mentre nel comprensorio comunale si distendono gli ampi spazi verdi di Funtana Idda e Funtana Maggiore, ricoperti da un rigoglioso bosco. Nella piazza principale si trova la chiesa di Santo Stefano, edificata nel XVII secolo, che ospita al suo interno il simulacro del santo. Nell'abitato si trova, inoltre, la tomba di giganti "Su Palatu", costituita da un corpo tombale allungato e absidato. Ai margini del paese sono ubicati i nuraghi di Arbu e Miuddu. Quest'ultimo è costituito da una torre centrale circondata da un bastione trilobato. A lato della stazione ferroviaria si trovano i dolmen di Tanca Sar Bogadas e Sa Perda e S'Altare. Vicino alla stessa stazione le tombe di giganti di "Lassia" recano una caratteristica rara fra i monumenti megalitici: due coppie di nicchie leggermente rialzate rispetto al piano di calpestio, con pianta trapezoidale, probabilmente utilizzate come vani di appoggio per le offerte funebri.

Muovendo alle pendici del Marghine in direzione meridionale si raggiunge Bòrore, dove si possono scorgere due imponenti tombe di Giganti: Imbertighe e Santu Bainzu, entrambe con la stele al centro dell'esedra frontale e di carattere presumibilmente arcaico. I due monumenti, che presentano un identico schema, sono però in condizioni di conservazione differenti. Imbertighe, il meglio conservato, mostra una bella cornice in rilievo che tramite un elemento posto trasversalmente isola due profondi specchi, l'uno, in alto, semicircolare, l'altro rettangolare. Ulteriori testimonianze di età nuragica si trovano in tutto il territorio di Bòrore, mentre nel centro storico si segnalano la parrocchiale dedicata alla Vergine Assunta, col suo altare in stile barocco risalente al Settecento e il singolare Museo del Pane.

Proseguendo attraverso un'ampia e arieggiata campagna si arriva ad Aidomaggiore, antico borgo agro-pastorale situato nell'altopiano di Abbasanta, immerso nei verdeggianti boschi di sugherete, ulivi, vigneti e frutteti.
Il territorio vanta numerosi nuraghi, domus de janas e diverse tombe dei giganti. Da visitare il nuraghe Sanilo, Sa Jua e Tosingalo, il più imponente fra i tre. Notevoli le chiese campestri di Santa Greca e di Santa Maria delle Grazie, con vista sul lago Omodeo. Da Aidomaggiore si raggiunge rapidamente Abbasanta, grosso centro pastorale della media valle del Tirso, che ha probabilmente preso origine da una statio romana. Nel raggiungerlo si passa nelle vicinanze del lago Omodeo, formato dalla diga che ha chiuso il corso del fiume Tirso. La parte più antica del borgo conserva le caratteristiche case in pietra nera basaltica, mentre interessante è la parrocchiale di Santa Cristina e altre chiese rurali, quali Sant'Amada e Santa Maria delle Grazie. A sud dell'abitato si incontra il Nuraghe Losa, uno dei più belli e imponenti della Sardegna. Il complesso si trova su un rilievo roccioso dell'altopiano di Abbasanta ed è edificato con blocchi di basalto. Si costituisce di un mastio e un bastione trilobato che presenta l'ingresso architravato protetto da un antemurale e da un'ulteriore cinta muraria; all'interno della cinta rimangono resti di capanne circolari. Il nuraghe si apre all'esterno con due ingressi sopraelevati: quello principale immette nella camera della torre centrale; l'altro secondario a nord nella camera della torre posteriore che si collega tramite una scala alla parte sommitale del nuraghe. La torre centrale presenta una copertura a tholos integra e nei dintorni ci sono tracce di una tomba di giganti.

I dintorni di Abbasanta offrono ulteriori mete di scoperta dell'antica civiltà nuragica. Un notevole nuraghe è quello che si raggiunge seguendo la superstrada in direzione di Oristano e imboccando al bivio di Paulilàtino la provinciale che porta a Santu Lusurgiu. Si tratta del Nuraghe Lugherras, un'imponente costruzione formata da una torre centrale racchiusa in una struttura esterna trilobata. Il sito ha restituito una grande quantità di materiale di interesse archeologico, tra cui numerose lucerne che testimoniano la trasformazione del nuraghe in sacello votivo prima punico e poi romano.

Ritornando a Paulilàtino e riprendendo la superstrada dopo circa tre chilometri si giunge alla chiesa di Santa Cristina e al santuario nuragico omonimo. La chiesa ha linee semplici, sorge nel paesaggio campestre ed è circondata dalle caratteristiche cumbessias, le casette che servono da alloggio ai pellegrini nei giorni della festa della santa e della novena che l'accompagna. Il complesso nuragico comprende invece un tempio a pozzo e un vasto villaggio con una serie di costruzioni a pianta circolare o, insolitamente, quadrangolare, che fanno da corona alla struttura centrale, cui si accede attraverso un atrio e una scalinata. Il pozzo, ancor oggi attivo, è sormontato da una cupola a tholos interrata. il recinto sacro che cinge l'insieme presenta una curiosa pianta "a toppa" e, benché alcune parti siano frutto di interventi di restauro, quel che resta fa di questo santuario uno dei capolavori dell'architettura nuragica per equilibrio delle proporzioni e perfezione nella composizione geometrica.


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