Otranto - Castello Aragonese L’antica provincia del Regno delle Due Sicilie, la così chiamata Terra d’Otranto, custodisce minuscoli borghi di rara bellezza e testimonianze ancestrali di arcaiche popolazioni che elevarono pietre e composero dolmen, testimonianze che ricorrono anche in tradizioni lontanissime e profondamente radicate che tradiscono indizi precristiani di culti tellurici.

L’itinerario parte da Otranto, splendido borgo che si affaccia sul mare Adriatico. Molteplici sono i motivi di interesse offerti dalla piccola cittadina, sia di carattere storico che misterioso. La cinta muraria è uno splendido esempio di architettura aragonese. All’interno della cerchia di mura si può visitare la Cattedrale, in romanico pugliese. Il pavimento della cattedrale è ricoperto da un vasto mosaico che rappresenta l’Albero della Vita, sostenuto da due elefanti. Secondo alcuni studiosi sarebbe la rappresentazione di un cammino iniziatico verso la salvezza. Sempre all’interno della Cattedrale si può ammirare una raffigurazione di Re Artù, confermata da una scritta, che però risulta sorprendentemente precedente alla diffusione della “Materia di Bretagna” in questa regione. Infine si può accedere alla cripta che custodisce la “Cappella dei Martiri”, ove sono conservati i resti di 800 uomini di Otranto che preferirono la morte per decapitazione che la conversione all’Islam all’epoca della conquista della città da parte di Maometto II. Procedendo a Sud-Est di Otranto si raggiunge la Valle delle Memorie, dove sorge un misterioso ipogeo sovrastato dalla Torre Pitta, realizzata in epoca recente. Si tratta di una costruzione di probabile origine messapica scavata nel tufo, forse un luogo di sepoltura adibito successivamente all’allevamento dei piccioni. Nessuna testimonianza al suo interno è stata trovata, né resti od oggetti, che abbiano permesso di chiarire il mistero.

Seguendo ora via Renis si imbocca la Variante di Otranto e si guadagna la Provinciale 358 fino a Uggiano, frazione di Minervino di Lecce. Qui, di fronte alla Chiesa di Santa Croce, sorge il dolmen Li Sclusi, uno tra i meglio conservati della Puglia. La sua entrata risulta allineata con il sorgere del sole al solstizio d’inverno. Presenta inoltre tracce di lavorazione e modalità costruttive che rimandano a dolmen analoghi rinvenuti nell’arcipelago maltese, al punto da far pensare a una relazione tra i due popoli che costruirono queste opere in pietra. Dopo circa un chilometro si raggiunge Minervino di Lecce, bel borgo dell’entroterra salentino. La sosta consentirà di ammirare la Chiesa Madre, la Chiesa della Madonna delle Grazie e altri edifici civili quali il Palazzo-fortezza Venturi.

il Dolmen Stabile Da Minervino si procede verso Giurdignano. A ovest dell’abitato, lungo la strada che conduce alla Masseria Quattro Manici, si vedono ben sette dolmen, i più importanti della regione pugliese. Studi effettuati sul meglio conservato di essi, il Dolmen Stabile, è dotato di una imponente pietra di copertura che misuta 2,6 x 2,3 metri che porta vicino al suo bordo nord un solco che fa da grondaia. Due incisioni ad angolo retto col vertice su una coppella sono collegate ad essa, ed un’altra coppella è posta al centro. La pietra è sostenuta da alcuni strati verticali e da diverse pietre di appoggio. Alcune lastre poste nel suolo fanno come da pavimento alla costruzione. L’orientamento dell’entrata è in direzione della levata del sole nel giorno del solstizio d’inverno, a meno di 2° di scarto. Gli altri dolmen, il Chiancuse, il Peschio e il Dolmen delle Orfine, tutti in precarie condizioni, risultano aventi gli assi orientati lungo la direzione nord-sud.

Si prosegue poi in direzione nord-ovest fino a raggiungere l’abitato di Cànnole. Il territorio di Cànnole è caratterizzato da numerose masserie, alcune fortificate. Il borgo è splendidamente conservato e nel suo tessuto urbano sono rinvenibili le tracce della sua storia. Da vedere la Chiesa Madre, la Chiesa della Madonna di Costantinopoli e il Castello che subì rimaneggiamenti successivi fino a diventare un palazzo signorile. Lasciata Cànnole si procede a ovest fino a Cursi, la si supera e si arriva a Melpignano, altro interessante borgo dotato di una suggestiva piazza che ospita la tradizionale “Notte della Taranta”, evento musicale ormai internazionale la cui protagonista è l’indiavolata musica che risveglia dal morso del ragno. Tutta la meraviglia di questo piccolo gioiello pugliese è rinchiusa nella Piazza San Giorgio, limitata dai portici e su cui si affaccia la Chiesa della Vergine del Carmelo.

Da Melpignano ci si sposta verso Sud-Ovest fino a imboccare la Statale 16. Si esce a Martignano in direzione della Strada Provinciale Sternatia Calimera Melendugno e si raggiunge il piccolo centro di Calimera. Immerso in un contesto pianeggiante e ameno, il piccolo borgo conserva nel curioso dialetto che qui si parla le tracce della sua origine greca. Nella Chiesa di San Vito, in aperta campagna, si pratica un rito ancestrale di matrice paleocristiana, o forse addirittura precedente. All’interno della chiesa sporge una pietra con un foro nel mezzo e il giorno di Pasquetta i fedeli in processione lo attraversano strisciando. Non si hanno notizie di riti simili e alcuni studiosi ritengono che sia la derivazione di un rituale pagano della fertilità e della rinascita legato al culto della Grande Madre. Nel comprensorio di Calmiera si possono incontrare vari dolmen che attestano la presenza umana nella zona fin dall’Età del Bronzo.


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