L'Abbazia di Fossanova La presenza dei cavalieri templari nel Lazio meridionale è storicamente documentata. Oltre alle testimonianze storiche, numerosi e notevoli sono i segni del loro passaggio, segni di matrice esoterica che rimandano alle dottrine di questo antico e nobile Ordine. Queste tracce spesso sono fissate su opere architettoniche di origine cistercense, a sostegno della tesi che salde fossero le relazioni e stretti i rapporti che univano l’ordine monastico ai valorosi cavalieri. L’itinerario che segue percorre la regione dei Monti Lepini, toccando borghi e luoghi in cui le tracce templari emergono in tutta la loro frequenza ed evidenza, quali omphalos, Triplici Cinte e altri simboli legati all’esoterismo templare che affondano radici negli antichi culti tellurici della Dea Madre.

Prima tappa di questo “percorso templare” è Priverno, antico insediamento dei volsci divenuto in seguito colonia romana, che domina dalla sua posizione collinare il tratto finale della Valle dell’Amaseno. Priverno può essere raggiunta da Terracina, seguendo la via Appia in direzione di Roma fino allo svincolo che precede Ponte Maggiore. Si imbocca la Superstrada Veloce Terracina-Prossedi e si risale fino a raggiungere lo svincolo di Scalo. Da qui si procede verso Fossanova, dove si può ammirare l’Abbazia omonima. Dichiarata monumento nazionale nel 1874, l’Abbazia di Fossanova è il più antico esempio di gotico cistercense in Italia. Il suo interno conserva un interessante campionario di simboli templari, dalla Triplice Cinta più volte ravvisabile, all’Omphalos, al “Nodo di Salomone”. Interessante è anche un’acquasantiera la cui forma richiama la geometria del Castel del Monte ad Andria.

Poco distante dall’Abbazia di Fossanova si può ammirare il castello di San Martino, dimora rinascimentale immersa in uno splendido parco e sede di un Museo della Matematica detto “il giardino di Archimede”. Superata Fossanova si raggiunge rapidamente Priverno. Il borgo, in ottimo stato di conservazione, è ricco di testimonianze della presenza templare. Le antiche abitazioni del centro storico presentano moltissimi graffiti e simboli e si possono osservare numerose Triplici Cinte. Anche la Chiesa di San Giovanni Evangelista presenta motivi di estremo interesse: una triplice cinta graffita sui resti del pulpito romanico e un’altra sulla parte posteriore di un muretto. Lasciato il borgo si può procedere verso Sezze Scalo dove è possibile ammirare i curiosi Laghetti del Vescovo, una serie di specchi d’acqua originati da sorgenti sotterranee noti tra la gente del posto per la leggenda della “carpa gigante” che li abiterebbe.

L’itinerario prosegue in direzione di Bassiano. Si raggiunge una valle interna dei Monti Lepini ed è qui, sopra un colle, che si erge il borgo medievale. L’abitato è immerso in un panorama bucolico e il centro offre la possibilità di ammirare numerose case-torri e le mura turrite residuo dell’antico assetto urbano dato dai Caetani. Anche nei pressi di Bassiano è possibile riscontrare segni dell’antica presenza templare. Percorrendo una stretta carrozzabile che offre un panorama sublime sulle coste dei vicini rilievi si può raggiungere il Santuario del Crocefisso, il cui nome deriva da una scultura lignea che è ospitata al suo interno. Il Santuario era sede di una setta francescana, i Fraticelli, ma sembra che qui si siano rifugiati anche alcuni cavalieri templari. La loro presenza sarebbe testimoniata dall’esistenza della Grotta dei Templari, una cavità naturale a cui si accede proprio dal Santuario. La grotta, di forma pressoché rettangolare, ha le pareti completamente affrescate con motivi di gusto tardo-trecentesco.

Lasciato Bassiano si raggiunge un’altra città carica di simbologia templare: Sermoneta. Cinta ancora dalle mura quattrocentesche e dominata dal Castello dei Caetani, la città è caratterizzata da antiche abitazioni in pietra calcarea. Attraversando gli stretti vicoli si possono ammirare notevoli elementi di pregio quali bifore, stemmi, archi ed ogive. Caratteristiche sono le case-torri che spuntano continuamente, mentre si segnalano il quattrocentesco Palazzo Comunale e la Sinagoga ebraica. È inoltre possibile imbattersi in svariati graffiti rappresentanti la Triplice Cinta e anche un Omphalos, oltre a poter osservare scolpite su alcuni gradini dell’antico selciato del vicolo principale che conduce alla chiesetta di San Michele Arcangelo alcune Stelle a Cinque Punte. Per rintracciare a fondo la presenza templare in questi luoghi è però necessario spostarsi presso la splendida Abbazia di Valvisciolo, posta ai piedi del Monte Corvino. Qui sarà possibile osservare un autentico ricettacolo di simbologie templari, tra le quali merita una particolare attenzione un SATOR, l’enigmatica scritta palindroma, che unicamente qui appare iscritto in una serie di linee concentriche. Infine, a un chilometro dal paese, si può visitare il Convento di San Francesco, ritenuto anch’esso di origine templare.

Poco lontano da Sermoneta si arriva a Norma, altro borgo medievale posto sull’altissima rupe della Rava. Poco lontano si sviluppa la “città morta” di Norba, antico nucleo originale distrutto durante la guerra civile tra Mario e Silla. Di Norba si possono ammirare le antiche mura ciclopiche, ben conservate, e i resti dell'abitato. Come molti altri centri che conservano opere megalitiche, Norma presenta tracce dei misteriosi culti tellurici riconducibili alla presenza dei cavalieri templari. Nella piazza principale è visibile l’incisione di un’enorme esemplare di Triplice Cinta Sacra. Inoltre, su un’altura nei pressi delle rovine di Norba si trova un reperto mai decifrato: una strana incisione tracciata su una lastra di pietra orizzontale composta di linee che si intersecano perpendicolarmente a formare una figura reticolare. Tutta la zona attorno a Norma è comunque molto interessante dal punto di vista storico, artistico e archeologico. Sul vicino Monte Corbolino sorgono i resti di una misteriosa muraglia di origine italica mentre, alla base del Rave, si apre in una grotta il suggestivo Eremo di San Michele Arcangelo. Lasciata Norma si prosegue in direzione di Cisterna di Latina.

il Casale Armellini Presso Cisterna di Latina, in località Doganella di Ninfa, riposa da secoli il Casale Armellini, una fattoria medievale che conserva l’aspetto di una casa-torre. Sul casale si sono diffuse curiose leggende. Una di queste ha per protagonista il brigante Gasparone, che in fuga dalle guardie pontificie, trovò aiuto presso i contadini del casale, che ne coprirono la fuga disorientando le guardie. Gasparone ricompensò i contadini con gioielli e promise loro eterna protezione. Secondo la gente del luogo ancor oggi presso il Casale si riscontrano “strane presenze”. Poco lontano dal Casale si apre una depressione di circa 200-300 metri di origine sconosciuta e un tempo piena d’acqua. Si narra che qui sorgesse un’antica trattoria. Un reverendo in viaggio vi si fermò per ristorarsi e ordinò una minestra nella quale trovò un dito. Infuriato, scagliò una maledizione che fece sprofondare l’edificio. Un’altra leggenda narra invece la vicenda di un casolare fatto sprofondare dalla solerzia dei contadini che stavano battendo il grano nell’aia. Entrambe le leggende sono accomunate dalla reminiscenza di un edificio inghiottito dal suolo e infatti ancor oggi la voragine viene chiamata la “Casa affonnata”.

Sempre appartenente al comprensorio di Cisterna di Latina è lo splendido giardino di Ninfa, che ospita i resti dell’antica città abbandonata alla fine del Trecento ed è oggi tra le più spettacolari e suggestive “città morte” d’Italia e del Lazio. I restauri messi hanno riportato alla luce quasi tutte le costruzioni più importanti tra cui la Torre e il Castello Caetani, con i suoi eleganti merli, i ruderi delle sette chiese all’interno delle mura e il municipio. Oltre a questi importanti monumenti sorgono alcuni resti delle numerose case che formavano il nucleo centrale dell’abitato e un particolare ponte detto “del macello” posto nel punto in cui il Fiume Ninfa attraversa le mura per scorrere nell’Agro Pontino fino al Fiume Sisto.


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