Castello di Salemi Collocato sulla sommità del colle su cui sorge il borgo che ne conferisce il nome, il Castello di Salemi occupa una posizione dominante che nel passato aveva una funzione strategica determinante, in quanto controllava il crocevia tra gli antichi percorsi che si dipartivano da Trapani a Mazzara del Vallo e da Palermo a Marsala.

Fu realizzato con ogni probabilità sulla base di un’antica fortezza bizantina risalente al VI Secolo utilizzata poi da arabi e normanni anche se la più antica testimonianza dell’esistenza di un castello risale al 1150 circa. Certamente l’impianto attuale corrisponde ai rimaneggiamenti attuati nel primo quarto del XIII Secolo, in particolare pare che sia stata l’architettura gotica di tipo cistercense ad avere influenzato in modo determinante l’organizzazione dell’intera struttura. Nel 1239 circa venne realizzato il torrione cilindrico mentre nella seconda metà del secolo, sotto il regno di Manfredi, furono edificate le volte a crociera con costoloni e conci di chiave scolpiti. All’inizio del Secolo successivo si assiste alla realizzazione del corpo di guardia esterno al castello, risultante con l’aggiunta di un vano dotato di copertura lignea su mensole scultoree oggi demolito e del quale restano, tra il muro sud-ovest e la torre quadra sud, le tracce della volta a botte sorreggente il pavimento del vano nonché alcune mensole ancora in situ appartenute al solaio di copertura. Le sopraelevazioni dei vani di estremità dell'antico salone rettangolare risalgono invece alla seconda metà del XIV secolo.

Durante il 1300 Salemi fu teatro di scontri e il castello venne posto sotto assedio, tuttavia risulta che nel 1392 la regina Maria e i due Martini soggiornarono nel castello nel corso del viaggio da Trapani a Palermo. Nei secoli XVI XVII il castello riceve la denominazione di 'casa Giuratoria' poiché sede di rappresentanza del baiulo e dei giurati e nel 1629 le sue sale sono teatro di una solenne cerimonia con la quale la città invia al re Filippo III di Spagna alcuni delegati incaricati di offrire 14.000 scudi in cambio della promessa di salvaguardia della propria demanialita. Nel 1653 il castello viene acquistato dal sacerdote Bruno e subisce un nuovo intervento di ristrutturazione che porta alla realizzazione del balcone a petto con balaustra nella torre quadra sud ampliando il vano di una feritoia e, forse, anche il crollo della torre quadra nord la quale, rovinando, ha quasi certamente trascinato con se il corpo di fabbrica addossato al muro nord-est di cui restano in sito alcune finestre al primo piano. In seguito a tale crollo l'angolo viene ripristinato tramite la realizzazione di un edificio che collega i due muri nord. Nei secoli successivi l’interesse attorno al castello tende a scemare e nel 1789 viene costruito il carcere in piena piazza, addossato all'edificio medievale. Passato di mano in mano, conosce un momento di gloria nel 1860 allorché Garibaldi, sbarcato da tre giorni in Sicilia, innalza in cima alla torre tonda il tricolore italiano, proclamando la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II e dando inizio, il 14 maggio, all'Unità d'Italia. Col passaggio nel secolo scorso del castello al Comune prende progressivamente avvio un’opera di restauro che ne consente il recupero alla fruizione pubblica.

Di perimetro trapezoidale e caratterizzato dalla presenza di imponenti torri, il castello ha un impianto leggermente ruotato rispetto agli assi della città. Dispone di una corte quasi rettangolare cinta da muri su tre lati e da un edificio abitativo lungo il lato sud-est, un salone originariamente rettangolare tripartito in un secondo tempo; l'angolo nord è occupato da un corpo edificato ad un solo piano fuori terra, realizzato negli anni '30, che consiste nel serbatoio idrico comunale. Delle tre torri angolari quella a ovest è tonda mentre le altre due sono quadre. Probabilmente all’angolo nord sorgeva una quarta torre, presumibilmente quadra anch’essa, crollata nel secolo XVII. Nell'angolo tra la torre quadra maggiore in pietra concia ed il muro esterno sud-est in opera incerta, si individua un tessuto murario che per la tecnica usata rimanda ad edifici di età normanna o islamica, pur non escludendo l'età bizantina. Le sopraelevazioni dei due vani laterali del salone rettangolare devono invece risalire all’epoca aragonese, mentre in età non meglio precisata furono realizzati altri due stretti corpi rettangolari addossati ai muri nord-ovest e sud-ovest, dei quali però non resta alcuna traccia.

Il prospetto su piazza Alicea è costituito da un muro cieco ad opera incerta rinserrato tra due torri quadre aggettanti, sottolineato da tre feritoie sommitali incompiute e da due finestre tarde, una delle quali e una bifora retta, in corrispondenza della sopraelevazione del vano sud. Le torri quadre sono dei veri e propri prismi sovrapposti a sezione decrescente in pietra concia per circa meta dell'altezza e ad opera incerta nella parte superiore. L'ingresso è collocato a sud-ovest e caratterizzato dalla presenza di una delle due torri quadre e dalla torre cilindrica che inquadrano il portale di accesso al castello. La torre quadra presenta un balcone a petto con balaustra seicentesca al posto di una feritoia. La torre cilindrica, figurativamente composta da tre cilindri sovrapposti a sezione decrescente, e ad opera incerta con due cinture in pietra concia che sottolineano i passaggi da una sezione all'altra, è bucata solo da strette feritoie e da finestre rettangolari, a volte con feritoie nel davanzale. Alcune iscrizioni di età sveva sono visibili negli architravi delle finestre superiori. Sulla sommità delle torri è stato realizzato un coronamento di merli rettangolari dovuto in gran parte all’opera di restauro, con feritoie assiali. L'ingresso al castello e costituito da due archi acuti di diversa ampiezza, posti sullo stesso asse, separati da due fenditure entro cui scorreva la saracinesca; l'ingresso era difeso all'esterno da un corpo di guardia aggiunto nel XIV secolo, un vano rettangolare con copertura lignea su mensole scultoree, di cui sono visibili alcuni esemplari, che però è stato demolito negli anni '60 nel corso dei lavori di restauro. I prospetti esterni risultano quasi sempre segnati da feritoie e su uno si evidenzia l’intervento dell’opera cistercense con la presenza di due bifore poste ai lati di un portale architravato che conferiscono un’originale simmetria.

Le torri possiedono volte ad archi acute poggianti su costoloni diagonali e perimetrali mentre quelle degli ambienti abitativi sono reali in pietra, quasi sempre scandite da archi trasversi poggianti su mensole a doppio quarto di cerchio, privi di funzione portante. Nel vano sud del corpo abitativo e nei vani di accesso alle torri quadre, nonché nel vano superiore del torrione cilindrico, sono collocati dei piccoli vani latrina autonomi, con condotta di espulsione verso l'esterno. I tre vani del salone rettangolare presentano piccoli focolari dotati di canna fumaria. Frequenti sono poi in tutti i vani dei piccoli ripostigli cubici alle pareti, usati originariamente come arma di dispense. Nella corte era presente un pozzo collegato ad una cisterna avente uno sbocco all'esterno tramite un canale di incerta utilizzazione. Numerosi sono infine i vistosi rifacimenti dei restauri effettuati dagli anni '60 ai nostri giorni privi di uno studio storico, stilistico e tipologico attendibile, che hanno contribuito a trasfigurare il complesso che nonostante ciò conserva ancora vistose tracce di instabilità statica e degrado della pietra sostituita in alcuni casi da un tessuto murario stile anni '50, indifferente rispetto alla tecnica originaria, sebbene sia garantito un buono stato di conservazione.

Individuare e raggiungere il castello non è difficile, in quanto è posto al centro dell’abitato di Salemi, in posizione sopraelevata e ben individuabile. Nel 1968 il castello subì notevoli danni per il terremoto ma, dopo impegnativi restauri, è tornato fruibile al pubblico ed è visitabile tutto il tempo dell’anno.


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